Marketing per Cessi 2

Bentornati al nostro manuale.

Nella prima puntata abbiamo imparato che il corretto utilizzo della lingua italiana può elevare di parecchio la vostra immagine. A questo concetto si lega strettamente quello che introduciamo oggi: il politically correct. Dopo aver imparato a valorizzarvi, siccome non potete stare tutto il giorno barricati in casa a scrivere odi  in esametri che celebrano voi stessi,  dovete inserirvi nel mondo e imparare a difendervi.

Partiamo dal principio che, anche se ci si è fatti compilare la carta d’identità da Paulo Coelho in persona, sempre cessi si resta. Ergo, non potete permettervi di avere anche dei difetti caratteriali.

Per questa ragione, per farvi benvolere in un regime medio-proletar-cafon-borghese, dovete guadagnarvi la fama di essere:

  1. di mente aperta ma non outsider;
  2. acuti ma non caustici;
  3. colti ma non eruditi;
  4. ascoltatori ma non uditori;

Passo uno: La banalità è potere.

Passo due: usa le parole dell’avversario contro di lui (principio base del “karate per fidanzate”, testo zen scritto da Kate Middleton).

Esecuzione del primo passo:

E’ opportuno anche che condiate i vostri discorsi con molti “non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, però…”, “non giudico nessuno, per carità, ma…”, “non è giusto definire …, ma…”. E poi dite quello che vi pare. L’importante è che facciate una intro parafulmine.

Esecuzione del secondo passo:

E’ necessario quando qualche incauto vi attacca più o meno direttamente. Attenzione, l’attacco deve essere proprio evidente, altrimenti fate la figura di quelli che “se la prendono”.

Dunque, poniamo che qualcuno abbia sbadatamente detto che per fare l’indossatrice si debba essere alte, magre e con dei bei lineamenti. O che per essere considerati meritevoli di debba avere una laurea con 110 e Lode in una facoltà decente.

Se non rientrate nelle categorie lodate, dovete subito correre ai ripari, sentenziando che:

“promuovere un modello di bellezza irreale è dannoso ed è sintomo di una società troglodita e superficiale”,

o che:

“la bravura di un lavoratore non può essere misurata con un numero, quando contano anche doti personali come il carattere e la capacità di toccarsi il mento con la lingua”.

Più la sentenza è banale, populista e qualunquista, più metterà a tacere chiunque abbia la turpe idea di esprimere un libero parere.

cosa abbiamo imparato?

Accusare gli altri di essere superficiali attraverso frasi banali è un’arte.

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