Maternità coatta

Ok, i racconti delle vacanze a dopo. Per ora mi preme diffondere un concetto.

According to Real Time, il principale desiderio di una ragazza è quello di essere informata su tutti i più raccapriccianti dettagli della maternità. Le neomamme a quanto pare abbracciano entusiasticamente questa religione.

Inoltre è risaputo che una giovane coppia non debba privarsi dei divertimenti, e che con un bambino piccolo si possa tranquillamente essere accolti ovunque, perché non si possono certo fare discriminazioni, ecchessiamo negli anni cinquanta? Naturalmente il bambino deve essere libero di esprimersi, perché non si può certo cercare di piegare un giovane virgulto, ‘nsiamai che ritorniamo a metodi educativi primordiali e restrittivi.

Per tutte queste sacrosantissime ragioni, che in fondo condivido, quando ti ritrovi ad una serata in cui compaiono coppie e pupi (anche qualora non fossero tuoi amici intimi, anzi, specialmente in quel caso) durante la prima stretta di mano non riuscirai a sentire il nome dei tuoi commensali perché Baby Callas sta sparando a ottocento deciBel il suo disappunto per essere stata privata del Ciuccio Numero Cinque.

In pizzeria verrà allestito un campo base che basterebbe a rifocillare una missione sul K2, tutto per il Mini Conan il Barbaro che proprio no, non vuole mangiare, e provvederà a colpi di kung fu a far sparire due terzi del cibo sulla maglietta della mamma.

La tavolata sentirà il dovere morale di interferire procurando fantasiosi suggerimenti (dai versi degli animali all’ipnosi) per convincere Little Pannella a mangiare.

E giacché stiamo mangiando, non vogliamo parlare del prodotto interno lordo derivante da questo processo? Via al Congresso Mondiale sulla termodinamica della pupùliquida e della pupùsolida (interrotto da applausi per il papà che è riuscito a far andare l’aeroplanino nell’hangar-ha-haaaammmm).

Ma visto che stiamo parlando delle proprietà taumaturgiche della pupùsolida sull’autostima delle mamme, come non citare quei parti in cui l’intestino non è vuoto e il miracolo della vita che si rinnova avviene in un letto di omissis? E dei parti con travagli che durano quarantanove ore, ne vogliamo parlare?

E che dire del filmino del parto-peccato-che-non-ho-una-foto-dietro-invece-sì-guarda-qui-si-vede-la-testa-che-hai-sei-proprio-pallida-presto-chiamate-un-dottore?

Dopo tutto questo, dovrei ancora credere alla Sacerdotessa dell’Orologio Biologico che mi dice con gli occhi velati “è la cosa più bella del mondo”?

Per favore, se davvero volete che io in futuro prenda vagamente in considerazione l’idea di diffondere il mio DNA nel mondo, non mi dite più niente. Al massimo calcate la mano su particolari come la possibilità di gettarsi a capofitto nell’acquisto di fermaglietti e pelouche.

Grazie!

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2 thoughts on “Maternità coatta

  1. Non sai quanto ti capisco. E poi, se ti azzardi a rivolgere un’occhiataccia ai marmocchi, i genitori ti guardano come se fossi il mostro di Marcinelle e fanno ‘Ma come, non ti piacciono i bambini??’. E a questo punto tanto vale rispondere ‘Scherzi? Li adoro, soprattutto al forno con le patate’.

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