Cosa impariamo dai fashion blog curvy?

Quello che tira un sacco su questo blog è prendere una categoria un po’ sbertucciata e pensare “oh, ma vuoi vedere che da questa gente si può imparare qualcosa?”. E oggi lo faccio con le blogger curvy.

Disclaimer: da questa analisi sono escluse tutte quelle persone che fanno spassose battute tipo “le ossa ai cani” o “agli uomini piace abbracciare qualcosa”. Quelle sono battute banali e qui, di battute banali, non ne vogliamo.

Qui parliamo di ragazze che hanno deciso di fare quello che gli andava e si sono messe a fare le modelle per loro stesse.

Ma niente spoiler. Cosa hanno le curvy blogger che a noi farebbe bene imitare?

  1. From bug to feature: hanno preso qualcosa che le tagliava fuori dal settore di cui erano appassionate e ne hanno fatto un marchio di fabbrica. Si sono accorte che c’era un buco di mercato, e anziché mettersi alla fame e scannarsi con gli altri ne hanno creato uno nuovo. C’è gente a cui serve un MBA per fare questo ragionamento. Questo è quello che fanno le persone che vogliono lavorare davvero con qualcosa e non aspettano che qualcuno dia loro il permesso.
  2. Il vantaggio del pioniere: lavorare in una nicchia ha anche un punto a favore non da poco: se per essere fashion blogger standard famose servono numeri bomba, per quelle plus size basta anche qualcosa di più modesto. Esempio: Lei è una columnist di Marie Claire UK segnalata come una delle “blogger per taglie forti assolutamente da non perdere“: Ha 8464 fan. Poche centinaia di “persone che ne parlano”. Che nel mondo della moda, soprattutto se scrivi nell’ onnipresente inglese, non sono niente, niente, niente! Pensate alla povera Irene Colzi che fatica deve fare per tenersi attivi quei 354.554 fan. Da spararsi. Quindi non solo vinci, ma vinci con relativamente meno sforzo.
  3. Una libertà vera: il fatto che tu stia scrivendo un blog di moda fatto su misura per te implica anche che puoi permetterti delle libertà che gli altri non hanno. Non sei moralmente obbligata a dichiarare che devi tenerti in forma o rimetterti in forma, tanto per dirne una. Non sei obbligata a “tenerti alta” con il livelo dei marchi per avere più credibilità. Non sei obbligata a a fare niente di niente.
  4. A proposito del rimettersi in forma: questo tipo di concetto è molto più preciso. Di quale forma stiamo parlando? La mia. Ergo, non ti dirò che faccio una giornata detox. Magari ti dirò, se voglio, che sono andata da un medico che mi segue perché altrimenti rischio l’infarto a quarant’anni. Ti racconterò di quanto è stato difficile accettarmi, o di come sia difficile far accettare che io ho la mia forma e cercherò di stare in quella, o magari ho problemi alla tiroide e tu che cazzo ti impicci.
  5. Aiutano effettivamente gli altri: dove diamine li compri i vestiti se non hai la 38-44? In Svizzera? Questi sono gli unici strumenti informativi che hai a disposizione se non vuoi passare la tua vita fasciata in leggins neri e caftani scuri. I giornali non parlano a te. Le pubblicità non parlano a te. Le commesse non sanno cosa dirti. I parenti spesso non sono di nessun aiuto, quando si parla di autostima.

 Per concludere:

A volte si vestono male. Ma siamo seri, davvero le blogger si vestono sempre bene? Risposta: no. Quindi loro hanno diritto di vestirsi male come le altre, di fare abbinamenti tragici e di prendere qualche cantonata.

Sono blog positivi. Sono posti in cui la gente non si lamenta di come è fatta, ma prova a essere di buon umore e a spingere gli altri ad esserlo. Sono blog gestiti da persone che nella vita si sono dovute fare un sacco di domande, e che si sono create delle risposte da sole. Certo che hanno sofferto. Certo che anche loro a volte farebbero a cambio col culo di Belen. E certo che ogni tanto piglia male pure a loro, non sono la nuova frontiera del buddhismo. Ma ti dimostrano che le carte che hai possono pure piacerti, e che il famoso “essere sé stessi” non è una forma di resa, ma una gloriosissima vittoria.

E ne abbiamo tutti un gran bisogno.

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