Cosa imparare dalle lotte Gay

Le unioni civili ora ci sono.  E zitti e mosca. Ma in me nasce il domandone:
perché la popolazione è riuscita a riunire intorno ad un’unica protesta anche persone non direttamente interessate dalla legge in questione (che ne so, etero sposati che si sono battuti per i diritti di omosessuali single)?
E perché invece per altre battaglie questo non riesce?

Prima di pubblicare un best-seller dal titolo “Vinci come un gay“, posso intanto raccogliere qualche punto che può aiutare chiunque a combattere per i propri diritti.
Cosa hanno avuto i gay che noi non abbiamo?

1) La coesione. Sembra una cosa scema, ma se io non so che tu hai la mia stessa idea mi sentirò molto più sola nel sostenerla. E questo vale sia che tu voglia una legge che ti tuteli sia che tu voglia il microonde in ufficio.
Chiedere una cosa da soli non è utile, quando si tratta di qualcosa di grosso.

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Nel mulino che vorrei

La mattina a colazione mi perdo sempre un po’. Sono cinque anni che alla stessa ora, con leggere varianti dovute ai traslochi, mi affretto a uscire di casa per andare a prendere il solito treno, che raggiungo con differenti gradi di fiatone, per andare nel solito ufficio. I primi anni non avevo voglia di fare colazione, perché vivendo in una casa condivisa è più importante assicurarsi di avere il turno-bagno. Ora tengo moltissimo a questo momento. Rifletto su cosa mi piacerebbe fare.

Cattura
My morning thinking.

Il mio elenchino di oggi è questo.

mi piace lavorare se posso guardare fuori. Mi piace stare vicino alla finestra, odio la luce artificiale dal mattino.

Mi piace lavorare circondata da cancelleria e cazzatelle e oggettini carini. Ma alla fine non li prendo mai perché non saprei dove metterli.

Mi piace lavorare la mattina presto, quando a molti altri non va. Mentre iniziavo a studiare alle undici, da quando lavoro preferisco la prima parte della mattina, quando ancora Skype sta zitto e le mail sono ancora da venire.

Mi piace lavorare senza interruzioni. Dio mio, che lusso sfrenato è, quando capita. Nessun multitasking . Nessuna pretesa digestione congiunta di un milione di cose da fare. Nessuna domanda piovuta dal cielo. Due ore di silenzio. Ma quante cose si fanno, in due ore di silenzio?

Diamine.

Pensate ad un mondo in cui sei libero di rispondere “no”. No, non sono libera stasera perché sarò impegnata a leggere un libro che voglio assolutamente finire. No, non voglio leggere quel nuovo articolo che gira su Facebook, perché non mi interessa e lo farei solo per compiacerti. No, non credo che potrai chiamarmi dopo quell’ora, perché sarò a casa con i bambini. E nessuno si offende. Michia fra’, la rivoluzzione.

Per questo apprezzo moltissimo quando mi alzo presto. Perché riesco ad avere quel tempo che non potrei mai avere se dovessi rosicchiarmelo durante la giornata, senza neanche lo sforzo di dire “no, non puoi”.

 

Non sposarti a vent’anni.

Ieri sera una ragazza mi ha detto “io non mi sposerò mai”.
E questa è una delle cose più belle del mondo, a mio parere, visto che questa ragazza ha vent’anni.
Può sembrare drastico, ma effettivamente a vent’anni qualunque “mai” è inquadrabile in un arco di tempo di dieci-quindici anni.
Dicevamo.
Lei sembrava un po’ preoccupata da questa auto-profezia, e secondo me invece si sta salvando la vita.
Primo, perché nessuno si aspetta equilibrio e prospettiva da un ventenne. Se c’è un momento valido per fare proclami assoluti è questo.
Secondo, perché in questo esatto momento della vita si ha di meglio da fare.
Sissignori. Di meglio. Se hai vent’anni e sei all’ascolto, considera che questi dieci anni sono tutti per te, e non è detto che ne avrai altri di questo tipo.

In questi anni puoi pensare esclusivamente alla tua educazione, ai tuoi viaggi e a tirar su soldi solo tuoi. Se non sei un deficiente completo puoi passare i tuoi sabati ad annoiarti abbastanza da andarti a cercare degli hobby tuoi e non imposti da qualche convenzione sociale. Puoi mettere per anni gli stessi jeans da dieci euro. Puoi andare a cena fuori conciata esattamente come eri a lezione. Puoi mettere cinque euro per i regali. Puoi pettinarti infilandoti una penna nei capelli e nessuno dirà che sei sciatta, perché intorno a te saranno tutti nelle tue condizioni.

E sai perché devi farlo?
Perché altrimenti a trenta non saprai come sei fatta, e quando qualcuno con cui stai magari da otto, nove, dieci anni vorrà prendere qualche rilevante decisione per la vostra vita tu sarai talmente assuefatta ai suoi schemi mentali da pensare che siano obbligatoriamente anche i tuoi e che quindi sì, volete le stesse cose, oppure che no, ma magari poi cambierà e andrà tutto benissimo.

Spoiler: no.

Se non ti sei presa i tuoi spazi prima, calciorotando imposizioni che non volevi e che vogliono convincerti che questo è giusto e questo è sbagliato e che le persone per bene fanno così e non cosà, nessuno ti insegnerà a farlo dopo. Anzi. La quantità di gente che ti dirà cosa devi fare aumenterà, non diminuirà.

Io di coppie nate all’alba dei secoli e sopravvissute davvero alla vita non ne conosco poi così tante, quindi sì, è realistico che quello che vorresti ora non sarà comunque l’amore della tua vita. E non è un dramma.

I vent’anni servono come allenamento, e servono per imparare a dire “suca” a tutto quello che non vuoi, non ti sta bene, non ti serve e non ti fa bene prima che il lavoro, le conoscenze superficiali che si andranno a sostituire alle compagnie di amici e le responsabilità vere decidano per te.

E sì, le relazioni sono coinvolte in questo giro di selezioni.

Perciò, ragazza che non si sposerà mai, sì, puoi dirlo: nei prossimi dieci anni è probabile che non ti sposerai. Magari neanche nei prossimi venti. Quello che conta è che tu ti faccia un bel regalo: dieci anni di vita per te e non passati in attesa che la vita ti scelga.

Baci baci!

I’m Back

Come Terminator.

 

Banalmente, non avevo più voglia di scrivere. Facevo un milione di cose, tenevo dieci diari in contemporanea, e comunque era passato un mucchio di tempo. Non ultimo, mi pesava il culo. Avevo i like che su Facebook che mi bastavano per decidere che yeah, il digital mi ama, non manco di nulla.

Perciò sono stata abbastanza sorpresa di scoprire che qualcuno leggeva ancora il mio blog. Pensavo che fosse sepolto nella cantina della toile, che nessuno si sarebbe mai più sognato di nominarlo.

E scoprire che così non era è stata la telefonata all’ego che ci voleva per rimettermi in moto.

Anche scoprire che resettare la password non era così difficile ha aiutato, eh.

Forse non ha molto senso aspettare di tirar fuori il sito web della vita per rimettersi a scrivere. So perfettamente che un figoblog potrebbe dare molte più soddisfazioni di questo scalcinato muretto con le scritte. Ma, seriamente, sto passando i miei week end a studiare HTML? Sto imparando i trucchi del blogging da Nesha e le altre guru del branding? Nope. Io sto passando i miei fine settimana a sperare di non perdere vestiti nei continui traslochi che faccio da una casa e a leggiucchiare libri che in teoria dovrebbero farmi diventare una superpro dell’improvvisazione teatrale.

Quindi basta, vi beccate ‘sti quattro appunti in croce.

Comunque vi posso dire che parlerò di un sacco di cose interessanti per il divertimento di grandi e piccini. Ho cambiato vita, cambiato case (quattro in un’estate, per essere precisi), cambiato capo, visitato città, fatto il passaporto, collezionato qualche nemico giurato (ah rega’, molti nemici molto onore) e accettato importanti proposte.

Mobbasta che è come la palestra, se il primo giorno esageri poi il secondo sei pieno di dolori e non vuoi tornare più.

Bacioni

 

Cercasi casa disperatamente

Chi segue la pagina Facebook lo sa: sto cercando una casa. Non vi riscriverò qui le mie avventure (sono diventata davvero pigrissima), vi invito a farlo su http://tinyurl.com/m5jqhob.

Sto inoltre aggiungendo delle ricettine, e devo dire che mi stanno venendo bene. È da ottobre che, pur di non sentire l’odioso autoclave, ho iniziato a usare le fruste elettriche pensando che un rumore che porta ad una torta è sicuramente meglio di un odioso rumore che non porta a nulla. Alla Feltrinelli, inoltre, smerciavano a pochissimo un libro su muffin&Co, quindi avevo iniziato da lì.

Insomma, piano piano mi sono esercitata (solo perché mi venivano bene, altrimenti col cavolo) e ora faccio almeno una torta o un’informata di muffin alla settimana. Non replico quasi mai le ricette, preferisco farne di nuove. Amo la scienza, io!

Tutte le Cagliari che ci sono.

Ribloggo in un momento di nostalgia 🙂

mondogaggio

Ti ho conosciuta quando comincia la mia memoria. Una foto scattata da una Minolta vecchia di 30 anni, una bicicletta, dei riccioli arruffati e viale Buoncammino alle spalle. C’era il sole. Mi ricordo la prima volta che ho sentito la tua voce, che era quella di un pescivendolo in un mercato rionale. Ti ho vista dal mare e dall’alto, ti ho visto in aeroporto nelle parole di chi aspetta il tuo stesso aereo, mì che non era cosa buona. Ti ricordo come sabbia bianca il fine settimana per spezzare la routine delle vacanze estive fatta di cartoni animati e giochi infiniti. Ti ricordo come l’ovetto kinder quando andavo al supermercato. Ti conoscevo poco fino a quando non ti ho calpestata con la macchina e allora ho iniziato a chiamarti per nome, via per via. E ricordo i tuoi parchi e i tuoi tramonti e ricordo quando ti ho lasciata…

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